Il rito del battesimo è presente in molte religioni. È un rituale di iniziazione e deriva dalla parola greca βαπτίζω (“baptīzō”) che significa “immergere nell’acqua”. I primi a praticare forme simili al battesimo furono i sacerdoti egiziani.

di Luigi De Santis


Il mio primo giro in moto sulle Alpi è stato un battesimo, nel senso letterale e greco della parola. Ho eseguito alla lettera il rituale sacro immergendomi totalmente nell’acqua fredda che a grandine e secchiate gelate mi ha accompagnato mentre affrontavo la strada bianca che collega il Passo di Crocedomini al Passo Maniva.

Partiamo in mattinata da una Milano già appiccicosa di umidità estiva. Una coda unica di vacanzieri che approfittano del ponte del 2 giugno ci accompagna per tutti i 90 km che ci separano dal lago d’Iseo. Siamo in quattro, tutti in sella a endurone tuttofare, e in fila indiana ci facciamo largo con difficoltà tra le lamiere delle auto incolonnate. Lasciata la strada SP 469 Sebina Occidentale ci lasciamo cullare dalle dolci curve a filo d’acqua costeggiando la sponda sinistra del lago.

Arrivati a Costa Volpino ci lasciamo alle spalle il Lago d’Iseo e proseguiamo sulla SS 42 per Breno, dove inizia la splendida salita che ci condurrà su, fino al Passo di Crocedomini. Dopo pochi chilometri inchiodiamo stupiti ad ammirare il mastodontico posteriore di una corriera che blocca completamente la carreggiata.

Bocca aperta e occhi sgranati a chiederci come diavolo sia finita quassù: non c’è il minimo spazio per passare e anche i ciclisti sono costretti a liberare la strada, mentre l’autista impreca nella speranza di ritornare a valle facendo retromarcia nel dedalo di curve strette… vatti a fidare dei navigatori.

Cibo o gas

La strada si infila in un sottobosco di alberi sempreverdi e una serie di strette curve e tornanti ci fa prendere quota fino ad affacciarci dal crinale opposto della montagna, da cui si può vedere il Rifugio Passo Crocedomini. La vista, nonostante il cielo inizi a rannuvolarsi in modo preoccupante, è da togliere il fiato.

Arriviamo al rifugio nell’ora esatta del pranzo di un fine settimana con ponte: senza aver prenotato troviamo tutto pieno e una coda da scoraggiare l’attesa.

Sotto queste nubi nere la decisione da prendere non è facile: aspettare che il meteo migliori restando a pancia vuota, oppure rischiare tutto e cercare di raggiungere il rifugio successivo?

La strada che separa i due rifugi, quello sul Passo di Crocedomini e quello sul Maniva, è di breccia battuta: una ventina di chilometri di curve che affacciano su panorami alpini e un’inattesa vista della stazione Troposcatter della NATO arrivati al Dosso dei Galli.

Sotto queste nubi nere la decisione non è facile: aspettare che il meteo migliori oppure rischiare tutto?

Decidiamo di rischiare e partiamo, sperando nella sorte e che il tempo regga almeno per un’altra mezz’ora. Nemmeno il tempo di ingranare la seconda e iniziano le prime gocce. Comincia a piovere in maniera insistente e in men che non si dica siamo già zuppi e ghiacciati; quando decidiamo di indossare l’antipioggia è già troppo tardi. Mi sento impreparato, come può esserlo solo uno del Sud che si trasferisce al Nord.

Natale a giugno

Arriviamo all’albergo ristorante Dosso Alto che siamo semi-assiderati e stra-affamati. Prendiamo un tavolo e un menu ordinando una decina di portate a testa, senza ritegno. Sono i primi di giugno ma fuori fa freddo, siamo in una specie di baita con a tavola piatti tipici della stagione invernale e si respira l’atmosfera delle vacanze natalizie.

Ordiniamo una decina di portate a testa, senza ritegno

Spazzoliamo tutto in maniera avida e vorace. Caffè, ammazzacaffè e il conto per favore. Fuori l’acquazzone è solo un ricordo. Restano nuvole nere e gonfie che comunque non ci fanno rinunciare alle curve secche che dal passo Maniva ci conducono giù, al lago d’Idro. Il rientro a Milano è su autostrada: siamo troppo stanchi e infreddoliti per inventarci un’alternativa.

Spazzoliamo tutto in maniera avida e vorace. Fuori l’acquazzone è solo un ricordo