La curiosità per la moto, l’interesse per un meeting di viaggiatori e la passione divampa improvvisa. Così prende forma il sogno di Ivano e Sabina. Il loro primo viaggio lo realizzano arrivando fino a Capo Nord, nonostante l’inesperienza e una moto apparentemente inadeguata. Da non perdere il breve video, veramente ben fatto, visibile premendo il pulsante play al centro della foto.

di Ivano Catullo


Oramai prossimi all’acerbo traguardo delle quattro decadi e praticamente a digiuno di materia motociclistica, non immaginavamo di trovarci protagonisti di un’esperienza come questa: ventitré giorni di viaggio e 11.518 km percorsi per raggiungere il punto oltre il quale la nuda terra lascia il campo alla polare distesa di acqua del Mare di Barents: Capo Nord.

Siamo io e Sabina, nati e cresciuti nel Salento, improvvisati viaggiatori a bordo di una Yamaha XV535 del ‘91, battezzata “Viraghina” e per nulla adatta all’impresa – almeno sulla carta. Nel 2015 abbiamo partecipato al Travellers Camp, un evento dove appassionati motociclisti si ritrovano per raccontare e condividere le proprie storie di viaggio e le proprie esperienze, talvolta estreme, di vita. Galvanizzati dall’atmosfera del momento e dall’ambiente amichevole, decidiamo seduta stante che ci saremmo imbarcati nell’impresa di raggiungere la meta che anima i desideri di molti motociclisti del vecchio continente.

Impegniamo un paio di mesi a organizzare il tutto; a guidarci una semplice mappa dell’Europa (nessun navigatore a bordo) e nelle tasche un budget abbastanza contenuto. Lasciamo Lecce il 13 agosto 2016 e di buona lena attraversiamo Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Finlandia, Svezia, Norvegia e, a scendere, Danimarca e Germania.

A guidarci una semplice mappa dell’Europa, nessun navigatore a bordo

Ci sarebbe voluto qualche giorno in più, ma il tempo a disposizione è stato sufficiente per capire fin dove può arrivare la potenza di Madre Natura. Il verde dei prati o della tundra si abbina sempre perfettamente col celeste del cielo, del mare, di un lago, di un fiume o di un fiordo; il tutto è spesso abbellito da una spolverata di bianco sulla cima delle montagne. Assistiamo a tramonti dove il sole non cade nel mare, ma va a nascondersi dietro i rilievi di un’isola oppure si ingabbia alle spalle di una distesa di pale eoliche, tinteggiando il cielo di rosa e rosso in un’emozione unica.

Dopo il lungo trasferimento dal Salento riprendiamo a macinare chilometri lungo la E75, godendo di uno splendido tramonto e viaggiando anche di notte, direzione Gdynia. Infreddoliti ci apprestiamo a imbarcarci sul traghetto per Karlskrona, in Svezia, ma prima vogliamo toglierci la soddisfazione di assaggiare l’acqua del Baltico: beh, ha un gusto più dolciastro rispetto a quella del nostro Ionio.

Il profondo nord

Dalla Svezia approdiamo in Finlandia e capiamo perché viene chiamata la “terra dei mille laghi”. Una piccola sosta al Santa Claus Village, a Rovaniemi, per consegnare una letterina a Babbo Natale e per la foto ricordo di rito.

Poi, finalmente, la Norvegia: arriviamo, meritatamente, dove ci ha portato la nostra volontà, il nostro desiderio. La giornata però inizia con pioggia, vento e un freddo da battere i denti, per non parlare di un imbocco di strada sbagliata. Ad Honningsvåg la pioggia smette, ma rimane un vento freddo e così forte da farci sbandare.

Lungo la salita verso Capo Nord, renne mimetizzate nel paesaggio, incuranti e sprezzanti del pericolo, ci attraversano la strada. Finalmente, provati e stremati, arriviamo a destinazione.

Finalmente la Norvegia: arriviamo dove ci ha portato la nostra volontà, il nostro desiderio

Il famoso mappamondo di metallo si staglia su una scogliera da vertigine. Siamo talmente felici che la stanchezza scompare d’incanto. Il sole esce di scena. Ti aspetti il buio e invece rimane un surreale crepuscolo. Anche quando, pensando alla nostalgia che avremmo provato una volta a casa, siamo tornati lassù per lo spettacolo di mezzanotte. Ci siamo detti che sarebbe stato un peccato non approfittarne per godere di un momento nostro: noi, la Viraghina, il mappamondo e tutta questa meraviglia da cui siamo circondati.

Il sole esce di scena, ti aspetti il buio e invece rimane un surreale crepuscolo

Il rientro lungo i fiordi

Cominciamo la fase di rientro. Tocchiamo le isole Lofoten e a Leknes facciamo conoscenza con un motociclista veneto, in viaggio con la sua Harley-Davidson. Sarà un ricordo indelebile la notte trascorsa insieme a Fauske, dove riposiamo su cartoni e panchine in una stazione di servizio. Ci rincontreremo ancora con lui, sulla strada per Monaco di Baviera.

Proseguiamo lungo la Strada dell’Atlantico, poi la Trollstigen, per visitare il Geirangerfjord. Ci rendiamo conto anche qui di quanto sia potente la natura in Norvegia: paesaggi primordiali, con alte cascate che scendono lungo le pareti rocciose. Sono luoghi incantevoli, sublimi.

Da Oslo rientriamo in Svezia e scendiamo verso Malmö per attraversare il ponte di Øresund ed entrare a Copenaghen. Riattraversiamo in traghetto un braccio del Baltico e sbarchiamo a Rostock. Attraversiamo la Germania – di controvoglia perché siamo ormai ai titoli di coda – e rimettiamo le ruote sul patrio suolo tornando, pienamente soddisfatti, nel caldo abbraccio del Salento.

Vorrei ringraziare tutti gli oggetti che durante il viaggio hanno abbandonato la moto. Come la tanica da 2,5 litri, persa piena e nel momento del bisogno, palesemente appiedati sulla E39 vicino a Molde. E vorrei ringraziare lei, la nostra Viraghina, che sicuramente avrà mangiato e bevuto più di noi, ma senza lamentarsi troppo. Ha solo chiesto qualche rabbocco d’olio, un cambio di lampadina e una gomma posteriore nuova; la ringrazio di cuore perché ci ha portati fin lassù, al punto più a nord d’Europa, consentendoci di realizzare il nostro sogno più grande.

Informazioni

Per il viaggio abbiamo preso informazioni da Alessandro Wizz e Marco Giurin al Travellers Camp 2016. Abbiamo consultato il sito Lonely Planet per capire cosa vedere e acquistato una mappa stradale europea. A causa degli impegni lavorativi non siamo riusciti a stabilire una data di partenza certa, per cui abbiamo lasciato perdere le prenotazioni e ci siamo organizzati strada facendo.
Traghetti e pedaggi: il traghetto da Gdynia a Karlskrona è costato 100 euro. Dalle isole Lofoten (Moskenes) a Bodø abbiamo traghettato con Torghatten Nord al costo di 55 euro. Da Gedser (Danimarca) a Rostock (Germania) ci siamo avvalsi della Scandlines alla modica cifra di 65 euro. L’ingresso multiplo a Nordkapp costa 56 euro. Per attraversare il ponte di Øresund, che collega Malmö in Svezia con Copenhaghen in Danimarca, abbiamo speso ben 27 euro.
Pasti: colazioni abbondanti con caffellatte, boller (panini dolci con panna e cioccolato) e sandwich con würstel, cetrioli e salse varie. Viaggiando tutto il giorno, passavamo direttamente alla cena, spesso in tenda con il cibo acquistato al supermercato: pane, insaccati, frutta e cioccolata. Qualche volta ci siamo persino introdotti in fast food o pizzerie.
Pernottamenti: abbiamo variato dalla tenda alla hytte e, un paio di volte, ci siamo concessi un hotel. Ad Alta, in Norvegia, una casetta dell’Altafjord Camping con vista panoramica strepitosa costa 32 euro. A Rovaniemi ci siamo regalati una notte al Santa Claus Village: camera con sauna annessa, 90 euro. Nei pressi del Geirangerfjord abbiamo sostato all’hotel Solfjord a Eidsdal: camera calda e confortevole a 75 euro.
La moto: equipaggiata con un set di cacciaviti, chiavi a brugola, chiavi esagonali, chiave inglese, forbici, nastro isolante, leve freno e frizione, tester multiuso, cavi d’acciaio, fusibili vari, cavo elettrico, bobina, regolatore di tensione, tubo carburante, camere d’aria, candele, bomboletta “gonfia e ripara” e un litro d’olio. Fortunatamente, tutto ciò non è servito a nulla.