Quante ore siete disposti a trascorrere in una noiosa autostrada prima di arrivare a una bella destinazione o all’inizio del percorso che vi interessa? E soprattutto, quali caratteristiche deve avere la vostra meta per accettare questo compromesso?

di Marco Manzoni


C’è chi va in cerca di percorsi per il puro piacere di guida, chi brama l’avventura, chi semplicemente adora scoprire posti nuovi e chi ama i panorami mozzafiato. Poi c’è un Colle, al confine con la Francia, che racchiude tutte queste caratteristiche esaltandole una a una, ma che, se non siete piemontesi, vi costringerà a una trasferta autostradale. Stiamo parlando del Colle del Nivolet.

Se prendeste un foglio e provaste a disegnare delle curve immaginando il percorso ideale da pennellare in moto… ecco, le linee del Nivolet sarebbero comunque meglio. E questo non perché non siete abili con la matita, semplicemente perché lì la natura e l’uomo hanno creato un capolavoro: la prima modellando un paesaggio che definire da cartolina sarebbe riduttivo, il secondo sagomando una strada che dal fondovalle sale sinuosa fino in vetta adornandola con una fantastica serie di dighe.

Non è una strada da percorrere col gas a martello, ma alla giusta andatura regala un godimento che poche altre tratte alpine possono offrire

Ci si arriva facilmente abbandonando l’autostrada all’uscita di Ivrea e imboccando prima la SS 565, poi la SP 460 che conduce all’interno della Valle Orco, sul confine del famoso Parco del Gran Paradiso. Questa provinciale di fondovalle prosegue in costante e leggera salita portando in breve tempo dalla pianura fino ai 1.620 metri del comune di Ceresole Reale, sede dell’omonimo lago. Questo costituisce il primo di una serie di bellissimi laghi artificiali del bacino idrografico dell’Orco (Agnel, Serrù, Ceresole, Teleccio, Valsoera ed Eugio) che alimentano varie centrali idroelettriche.

Da qui le cose si fanno serie, la pendenza cambia e inizia la vera e propria scalata al Colle del Nivolet. La valle si stringe e il percorso inizia ad assumere divertentissime forme attorcigliandosi piacevolmente ai pendii della vallata. Proseguendo nella salita si incontrano pochissime case, gli alberi pian piano scompaiono e ci si ritrova a guidare inseriti nel paesaggio come un puntino in un bellissimo quadro raffigurante cime rocciose coperte di neve, laghi dai colori incantevoli e l’intera vallata sotto lo sguardo.

È banale ricordarlo, ma verificate le previsioni meteo prima di partire: il Colle del Nivolet arriva a 2.612 metri e le temperature possono essere basse anche in estate.

In cima un parco giochi

Lungo la strada verso la vetta abbondano i punti panoramici per una sosta: potrete incontrare una pittoresca chiesetta costruita al margine di una roccia a picco sulla vallata con alle spalle l’imponente diga del lago Serrù, proseguire fino a quest’ultima e fare una camminata fino alla sponda opposta, fermarvi a fotografare il lago Agnel, o salire per godere della vista di tutti questi elementi dall’alto.

La vetta non dista molto dai due bacini e una volta scollinata, scendendo un paio di tornanti, si trovano altri due laghetti e altrettanti rifugi (il Città di Chivasso e il Savoia) dove gustare delle ottime specialità locali. Per completare l’esperienza con una ciliegina sulla torta parcheggiate la moto e imboccate a piedi il sentiero che sale sul pendio alle spalle del rifugio Savoia. Giunti in cima potrete godere di un altro eccezionale scorcio che questo Colle ha da offrire ammirando i laghi Leita e Rossett.

Dopo tutti gli elogi alla maestosa bellezza di questo luogo e della strada che lo attraversa, segnaliamo un’unica nota stonata: il Colle del Nivolet non è un valico, ma una strada chiusa. Si deve quindi fare inversione e godersi tutto daccapo… ma in ordine contrario.