Il giro di strade non asfaltate che collega i passi di Crocedomini e Maniva è ben noto ai motociclisti del Nord Italia. Chi scrive, però, è sempre stato maggiormente attratto da belle curve, lunghe e con l’asfalto che dà fiducia.

di Marco Manzoni


Ogni volta che mi sono trovato da quelle parti, tuttavia, i gruppi di motociclisti con le maxienduro che sbucavano da quel percorso scatenavano in me un sano senso di invidia e vedevo quella strada come il luccichio di un gioiello visto da una gazza ladra.

Dopo anni di fantasie su questo percorso proibito, mi sono ritrovato a guidare una di queste maxienduro. Mi è stato chiaro fin da subito che il battesimo della nuova moto sarebbe avvenuto proprio lì.

Arrivando da Brescia, la SP 237 che porta al Colle Sant’Eusebio è una delle provinciali più battute dai motociclisti della zona, sufficientemente larga, ben asfaltata, non molto trafficata e con una bellissima sequenza di curve. Da qui in poco tempo si arriva a Idro, dove inizia la strada che costeggia il lago. È trafficata, con un paesaggio molto bello tipico dei laghi del Nord Italia, ma con un pizzico di intimità in più.

Giunti all’incirca a metà del lago, subito dopo aver attraversato Anfo, sulla sinistra si snoda una stradina secondaria abbastanza nascosta che reca all’imbocco un cartello con scritto “Maniva”. Il programma prevedeva la salita dalla SP 669 che parte quasi in cima al lago, ma chi sa resistere alla ghiotta occasione di provare un nuovo percorso improvvisato?

Verso la vetta

Questa stretta stradina (via Santa Petronilla, Anfo) inizia subito ad arrampicarsi in mezzo al bosco in una valle ripida e isolata. La salita è discretamente lunga, non tanto come chilometraggio (14 in totale) quanto per quella sensazione di “arriverò da qualche parte?”

È una strada stretta, nel bosco, piena di curve, da percorrere a bassa velocità ma estremamente godibile sia per il paesaggio sia per l’assenza di traffico e l’immersione nella natura. Man mano che si sale i paesaggi diventano sempre più affascinanti.

Giunti in quota si inizia a costeggiare il crinale e sembra che il percorso si stia normalizzando, quando all’improvviso si passa dall’altro lato della montagna, la strada fa una curva a gomito verso destra, e ci si ritrova fermi ad ammirare una bellissima vallata dalla sommità di uno strapiombo che non può lasciare indifferenti. Qualche decina di metri più avanti si presenta l’imbocco di una galleria all’apparenza molto vecchia, completamente buia e larga quanto un’utilitaria. Le gallerie in realtà sono due, una in seguito all’altra, e nel breve tratto di luce tra di esse è d’obbligo una pausa per ammirare l’impressionante precipizio a lato della strada.

Il bello deve ancora arrivare. Dopo la seconda galleria ci si ritrova immersi in un paesaggio così particolare che non sembra nemmeno di essere in Italia. La strada a picco, sprovvista di protezioni e molto stretta, ora si insinua anche in mezzo alle rocce.

Dopo la seconda galleria ci si ritrova immersi in un paesaggio così particolare che non sembra nemmeno di essere in Italia

Questo punto è decisamente pericoloso e allo stesso tempo incredibilmente affascinante. Prestando molta attenzione si prosegue per circa un chilometro incontrando anche un tratto di sterrato leggero, affrontabile con tutte le moto a patto di percorrerlo a bassa velocità.

Poco dopo si arriva al Passo Maniva, sbucando dal fondo dell’enorme parcheggio pensato per le auto degli sciatori in inverno; in zona anche due ristoranti dove pranzare con piatti tipici.

Un mare di nuvole

Quel giorno il meteo non era dei migliori, le nuvole mi seguivano da un po’ e durante la pausa pranzo mi hanno raggiunto. Dalle finestre del ristorante sembrava di vedere la migliore nebbia della Val Padana e il termometro segnava 5 gradi. Ammetto che mi ha sfiorato l’idea di rientrare verso valle dalla provinciale, ma la missione era lo sterrato che porta al Crocedomini. Riparto quindi dal passo immerso nelle nuvole, con una leggera pioggerellina e visibilità di non più di 20 metri, non proprio le condizioni ideali.

La strada continua a salire e dopo un paio di chilometri succede l’imprevisto. Il cielo si apre all’improvviso e mi ritrovo con un sole stupendo, una temperatura gradevole e lo spettacolo di un mare di nuvole sotto di me! Mi fermo dieci minuti per fare un’infinità di foto, e riparto con il sorriso dentro il casco.

Il tratto tanto sognato finalmente arriva, sono una quindicina di chilometri – di cui circa la metà non asfaltati – con un livello di difficoltà basso e dei paesaggi davvero incantevoli: laghetti, montagne, vallate e colori… tanti colori, soprattutto in primavera e autunno.

Dopo la prima parte in salita che ha permesso l’uscita dalle nuvole, la strada provinciale BS 345 delle Tre Valli (denominata in questo modo per il collegamento di tre vallate bresciane: Camonica, Trompia, Sabbia) stabilizza la sua altitudine seguendo le sinuosità delle montagne che costeggia. Poco più avanti si giunge al Dosso dei Galli dove si trova una vecchia stazione di comunicazione NATO utilizzata fino al 1995 come parte di un sistema di comunicazioni radio per unire Turchia, Europa (dal Sud Italia fino al nord della Scandinavia), Alaska, Canada e Stati Uniti. Ora giace abbandonata, anche se le sue enormi parabole sovrastano ancora la zona.

La parte non asfaltata di questo percorso è lunga circa 9 km e termina al Passo di Crocedomini. Non presenta particolari difficoltà, a patto di prestare la dovuta attenzione alle buche che possono essersi formate dopo le giornate di pioggia. Questo permette di godere a pieno sia dei panorami sia del piacere di guida in fuoristrada, anche se si è principianti. Soprattutto, infatti, vale la soddisfazione di aver portato le gomme fuori dall’asfalto per la prima volta in vita mia.