L’idea di realizzare questo viaggio parte da tre amici decisi a cimentarsi con l’attraversamento dei Pirenei da costa a costa. Da San Sebastián, sulle sponde dell’oceano, a Barcelona, tra valli isolate e vette selvagge, la passione per l’off road viene soddisfatta pienamente.

di David Biagini


Da quando mi sono trasferito in Polonia – vendendo a malincuore la mia Yamaha TT – soffro di astinenza da moto a livelli allarmanti. Edoardo (“Edo”), amico d’infanzia, vive a Barcelona e da tempo mi propone di volare in Catalunya, noleggiare una moto e unirmi a lui per una cavalcata sui Pirenei. Su Wikiloc ha trovato una traccia che attraversa la catena montuosa, unendo fuoristrada e viste mozzafiato. Detto, fatto. O quasi: a quanto pare noleggiare una moto in questa parte di Paese diventa un problema se si ha intenzione di fare del fuoristrada. Dei vari noleggiatori da noi interpellati, nessuno consente l’utilizzo dei mezzi lontano dall’asfalto, anche se progettati per l’uopo. La situazione la sbroglia Pedro, amico di Edo e in procinto di acquistare una Honda NX 650 Dominator. Partecipando alle sue spese, mi guadagno il diritto di utilizzare la moto per il tempo che mi serve.

Dopo un disguido logistico (gomme tassellate acquistate e inviate erroneamente a Madrid) e grazie a Edo che rimedia altrimenti, atterro a Barcelona con tutto il bagaglio in 15 kg e una palese agitazione interiore. Fremo per tornare in sella e partire. Edo guida la sua BMW F 800 GS, Iwan – un olandese trapiantato in Catalunya – si presenta con una Honda Transalp XL 650V e infine lo scrivente, sulla già menzionata Dominator.

Lasciamo Barcelona per il lungo trasferimento che ci porta a San Sebastián, da dove comincerà il cimento vero e proprio. Ammiriamo l’oceano, poi ci tuffiamo nel mare di cime e valli dei Pirenei. In poco più di 20 km passiamo dal paesaggio marino di Hondarribia a quello montano. La strada è molto stretta; una mulattiera in pietra calcarea lavata dall’acqua, con un bel salto sul lato esposto. Aiutandoci l’un l’altro, a forza di spingere e tirare, riusciamo a portare le moto oltre.

Tocchiamo il piccolo borgo di Saint-Michel e ricominciamo a salire sullo sterrato fino a quando la traccia scompare in un altopiano adibito a pascolo per cavalli. Ci fermiamo per la notte a Ochagavía, un paesino con case in pietra e un bar/ristorante dove ci concediamo una birra per celebrare la giornata.

Ci tuffiamo nel mare di cime e valli dei Pirenei. In poco più di 20 km passiamo dal paesaggio marino di Hondarribia a quello montano

L’indomani iniziamo direttamente con l’off road, battendo alcuni tratti del Cammino di Santiago e incrociando alcuni pellegrini. Una volta a valle passiamo Vidángoz – borgo che sembra edificato tra le rocce – e puntiamo verso Jaca. Pranzo con saporiti bocadillos e di nuovo a macinare chilometri. Edo trova una vite nello pneumatico posteriore che, fortunatamente, si è conficcata in un tassello. La estrae, non senza suspense, e riprendiamo la marcia.

Il Cañón de Añisclo

Siamo nel Parco Nazionale di Ordesa y Monte Perdido. La strada, come miniaturizzata, scende fino a pochi metri dal tratto finale del Cañón de Añisclo. Sopra di noi pareti altissime di roccia, che talvolta attraversiamo grazie a piccoli tunnel.

C’è una casetta che sembra sospesa su un ruscello, con un ponticello di legno fatiscente. Rallentiamo per goderci lo spettacolo, poi continuiamo per la strada che, seguendo il torrente, ci porta ad Aínsa-Sobrarbe.

Il quarto giorno parte con una serie di sterrati alquanto trafficati da bici e moto. Salita ripida, con pietre molto smosse: prendo la linea sbagliata, un ciottolo sposta l’anteriore e mi ritrovo a terra. Iwan mi aiuta a tirare su la moto, controllo le abrasioni sulla mano e ripartiamo. Tocchiamo Vielha e Mijaran e, da qui, una strada sale verso il ghiacciaio.

Il fondo è sconnesso, si guida in piedi ma spensierati verso un altopiano innevato dove troviamo, con grande sorpresa, una cinquantina di avvoltoi. Alcuni ci sorvolano al nostro passaggio e la cosa ci mette un po’ in apprensione. Il silenzio è interrotto solo dal sibilo del vento. Cominciamo a scendere, trovandoci di fronte strapiombi ancora più verticali. A Salardú troviamo rifugio per la notte in un piccolo albergo con arredamenti in legno, camino al centro della sala e un comodo divano tutto per noi.

Il fondo è sconnesso, si guida in piedi ma spensierati verso un altopiano innevato dove troviamo, con grande sorpresa, una cinquantina di avvoltoi

La Sierra del Cadí

Colazione, ci organizziamo con dei bocadillos per il pranzo al sacco e via, verso Andorra. Prima di arrivare al piccolo principato imbocchiamo la “Via dei Contrabbandieri”, un piccolo nastro di cemento che risale una stretta gola fino a raggiungere il remoto e semi abbandonato villaggio di Tor, affascinante luogo con alle spalle un lunga storia di faide. Da qui lo sterrato si inerpica decisamente e noi, altrettanto decisamente, lo percorriamo ad andatura sostenuta rientrando ad Andorra. Ne approfittiamo per far controllare la mia gomma posteriore che presenta un taglio sulla spalla. Il gommista interpellato ci rassicura sulla tenuta e ci rimette in strada.

Lasciatoci alle spalle il traffico di Andorra La Vella, continuiamo a salire, su sterrato, fino a raggiungere un costone di roccia dal quale si vede tutta la valle sottostante delimitata dalla Sierra del Cadí, una catena prepirenaica molto pittoresca.

Decidiamo di raggiungere Punta Negra a quota 2.700 metri sul livello del mare. Attaccati al manubrio saliamo fino ai piedi della vetta, dove troviamo un panorama spettacolare. Soddisfatti, parcheggiamo le moto e rimaniamo in silenzio a contemplare. La vista da qui è incredibile, sembra di essere su Marte. Scendendo a valle troviamo un albergo, con annesso ristorante, a Lles de Cerdanya.

La mattina, con la luce di taglio, dalla finestra si ammira la catena prepirenaica della Sierra del Cadí. Muoviamo dall’albergo direzione Francia, di valle in valle, da paese a paese, prima di rientrare in Spagna a La Molina. Ci divertiamo finalmente anche sull’asfalto, grazie alle gomme che hanno ormai raggiunto un livello di consumo uniforme. La strada anziché restringersi si allarga, diventa sterrata e sale compatta fino ai 2.000 metri. In questo tratto si possono raggiungere i 90 km/h senza problemi.

Verso il Mediterraneo

Scendiamo sul versante francese. C’è molta polvere e manteniamo le distanze tra di noi per non soffocare. L’orizzonte si allarga, diventa arioso. Ho l’impressione di vedere già il mare in lontananza – una probabile allucinazione. Facciamo alcuni chilometri in collina, poi ci infiliamo di nuovo in una mulattiera. Scendendo, il caldo inizia veramente a farsi sentire. Iwan cade due volte, è stanchissimo.

A Saint-Laurent-de-Cerdans capitiamo nel bel mezzo della festa del paese, di forte tradizione catalana. Vorremo fermarci per la notte, ma tutte le strutture ricettive sono piene. Ci consigliano di rientrare in Spagna – a un quarto d’ora di strada – dove certamente troveremo un riparo e infatti a Sant Briç de Tapis troviamo una tripla e bistecche da 500 grammi.

La strada anziché restringersi si allarga, salendo compatta fino ai 2.000 metri. In questo tratto si possono raggiungere i 90 km/h senza problemi

Mi sveglio con il retrogusto della poderosa bistecca ordinata la sera precedente. Facciamo colazione, saldiamo il conto e partiamo per l’ultima tappa: destinazione, Mar Mediterraneo. Edo si butta su una stradina che ci scalda i muscoli, preparandoci per la giornata. Mentre seguiamo le sponde di un piccolo lago mi rendo conto di avere poca benzina: urge trovare un distributore. La vegetazione cambia: si passa da alberi alti e boschi fitti a macchia mediterranea e ulivi. È il segnale che il mare è ormai vicino. Trovato il carburante, riprendiamo a scorrazzare per stradine e pendii.

La temperatura supera i 30 gradi. La navigazione è complicata, perché intorno a noi si snodano decine di stradine tutte uguali. Nonostante qualche errore riusciamo ad andare avanti. Passiamo due crinali guidando su un abbacinante brecciolino calcareo, prima di raggiungere un’altura per vivere il momento che aspettiamo da una settimana.

La vegetazione cambia: si passa da alberi alti e boschi fitti a macchia mediterranea e ulivi. È il segnale che il mare è ormai vicino

Davanti a noi si apre la valle, con un centro abitato sul fondo e, alle sue spalle, il Mediterraneo. Siamo euforici, ce l’abbiamo fatta! La felicità si mescola alla malinconia per saperci prossimi al termine di questa lunga, impegnativa ma fortemente voluta cavalcata. Bardati e infangati attraversiamo le vie di Llançà dove tutti sono in costume da bagno. Noi siamo arrivati apposta fin qui per fare altrettanto: infiliamo costume e infradito, e approfittiamo della caletta adiacente per un meritatissimo bagno dopo 1.700 chilometri su e giù per i Pirenei, riassunti anche nel video disponibile premendo il pulsante play in alto.