Si è appena conclusa l’edizione 2017 dell’Hardalpitour, caratterizzata da condizioni meteorologiche particolarmente impegnative. Quest’anno ha partecipato anche l’azienda svizzera QUADRO schierando due equipaggi sui suoi scooter a quattro ruote; mezzi lontani da quanto trattiamo di solito su queste pagine ma, come diciamo sempre, quello che conta è lo spirito.

Capitanati da Riccardo e Roberto Marabese, i due equipaggi hanno percorso i 520 chilometri della HAT Classic – da Sanremo a Sestriere – in sella a veicoli di serie.

In compagnia di tante maxienduro “normali” (ovvero a due ruote) la scelta del marchio svizzero di partecipare con mezzi strettamente di serie è stato un grande atto di coraggio, visto il rischio concreto di fare una magra figura.

Roberto Marabese, designer dell’azienda, racconta in prima persona cosa abbia spinto QUADRO a partecipare a questa manifestazione: «Il senso di sfida, ovviamente. La ricerca di potenzialità tuttora inespresse dal nostro scooter a quattro ruote. Il QUADRO4 è nato come veicolo urbano, ma sta dimostrando di sapersi destreggiare attraverso molteplici territori. Tutti eravamo convinti della bontà della meccanica; qualche dubbio l’avevamo per il comportamento della carena rigida, da scooter cittadino insomma, che però ha resistito nonostante le forti “pacche” ricevute lungo il percorso».

Il senso di sfida, ovviamente

«I sei scooter erano tutti di serie, ma ce n’era uno in versione Steinbock, quello accessoriato da turismo. Stiamo pensando di esporre l’esemplare utilizzato per questa avventura all’EICMA di novembre. Su tutti gli altri mezzi abbiamo montato gomme invernali e una coppia di faretti supplementari. Tutto qui, niente interventi alla ciclistica o altro.»

Lo zampino del meteo

«Undici ore di pioggia battente sono state un vero incubo – continua Marabese – con fango, terreno mosso, pietraie, nebbia, freddo: la temperatura è scesa di notte fino a 2 gradi… resistere per 25 ore è stato pazzesco, ma non ci siamo arresi. Posso aggiungere che saremmo potuti arrivare anche prima alla meta, ma abbiamo preferito non strafare anche in funzione della bassa/media esperienza fuoristradistica di alcuni di noi. In questo contesto siamo stati gratificati da commenti del tipo “avete una motricità da paura” da parte di motociclisti che non credevano ai loro occhi: i nostri veicoli si muovevano nel fango senza problemi. A tutti ricordavamo che QUADRO4 ha due ruote motrici e l’appoggio su quattro ruote».

«Per quanto riguarda i guasti meccanici abbiamo bucato una gomma, perso una vite, spaccato uno specchietto. Comunque l’esperienza è stata molto positiva: ci siamo divertiti da matti e il risultato raggiunto ci spinge a riprovare. Magari lo faremo meglio attrezzati o con finalità tecniche. Di solito per i test legati alla progettazione utilizziamo la pista. Allargare il campo, senza manie agonistiche, non mi dispiacerebbe.»