Una situazione lavorativa incerta, un contesto ambientale non proprio accogliente, una moto e la decisione di riappropriarsi del proprio tempo per scoprire, fuori stagione, la penisola iberica.

di Christian Pettenello


Vivere in Olanda, terra piatta e grigia, libertina per le droghe e per il sesso, può rivelarsi interessante dal punto di vista economico, per via dei buoni stipendi. Altri motivi per mettervi radici non ne trovo, specialmente da motociclisti costretti ad affrontare il clima ostile di questa parte d’Europa, con limiti di velocità inviolabili e dove le uniche occasioni di piega sono rappresentate dalle rotonde o dagli svincoli autostradali. L’Olanda non è il Paese ridente dove tutti vanno in bicicletta; è la nazione europea con il record di code stradali.

È febbraio e sono decisamente stufo. Seguo l’andazzo delle temperature giornaliere: -1, 0, 6 gradi… è deciso, si parte in moto, direzione sud. L’idea è attraversare velocemente Belgio e Francia per raggiungere un amico a Sitges e poi proseguire lungo la costa mediterranea della Spagna, fino al Portogallo. Dalla Lusitania risalirò fino a Santiago de Compostela – vale lo stesso espiare i peccati se si arriva in moto? – per poi rientrare. È tutto molto vago, non ho idea di dove mi porterà l’avventura: di certo c’è solo l’irrefrenabile voglia di partire.

Seguo l’andazzo delle temperature giornaliere: -1, 0, 6 gradi… è deciso, si parte in moto, direzione sud

Lascio l’Olanda, tocco Parigi e poi, durante la discesa rapida verso sud, mi fermo a Oradour-sur-Glane. La cittadina divenne tristemente famosa durante la Seconda Guerra Mondiale quando, il 10 giugno 1944, le SS trucidarono 642 persone, mentre il paese venne dato alle fiamme. Al termine del conflitto il villaggio non venne ricostruito, poiché il generale De Gaulle decise che i resti sarebbero diventati un museo memoriale all’aperto.

Proseguo verso sud, attraverso anche Andorra, dove trovo la neve ma anche strade pulite. Guido una BMW R1200 GS del 2009, un’edizione speciale creata per celebrare il mezzo milione di esemplari venduti. La caratterizzano alcuni dettagli estetici: cerchi a raggi, frecce a led, cupolino fumé, sella nera e grigia. La colorazione White Alpine ha fatto sì che la chiamassi “Fiocco di Neve”.

Immagino che in estate Sitges si presenti come una città da turismo industriale, famosa per spiagge gay e vita mondana, ma a febbraio offre il meglio di sé: un piccolo gioiello di paese fiorito, da dove puoi passeggiare direttamente dal bar alla spiaggia. Per raggiungere la tappa successiva, Valencia, consiglio la strada che da Reus sale verso Mòra d’Ebre, passa per Calaceite e scende a Morella per poi raggiungere Valencia come preferite. La strada è fantastica, con curve piacevoli e piccoli borghi dove vi potete fermare in qualsiasi bar per fare due chiacchiere con i locali.

Molte città si amano o si odiano, ma Valencia non può che essere amata. In conseguenza della sua ricca storia e delle varie culture che l’hanno interessata – dai Romani ai Visigoti, passando per le dominazioni arabe – la città è di per sé un museo a cielo aperto in cui coabitano edifici monumentali centenari e costruzioni ultramoderne.

Molte città si amano o si odiano, ma Valencia non può che essere amata

Anche per raggiungere Alicante scelgo una strada ricca di curve e suggestioni che passa per El Castell de Guadalest ed è caratterizzata da un paesaggio brullo che ricorda la vicina e tanto amata Africa.

Mi bevo una giornata tutta d’un fiato per raggiungere Granada. Guido Fiocco di Neve attraverso un susseguirsi di meraviglie della natura, come il deserto di Tabernas – una delle regioni più aride d’Europa – e il parco nazionale della Sierra Nevada. Dal caldo al freddo ondeggiando tra le curve di strade perfette e poco trafficate. Una specie di paradiso per i motociclisti e, se vi piace il fuoristrada, la zona di Tabernas offre spunti interessanti. A Granada mi concedo un giorno libero per tornare ancora sulla Sierra Nevada, distante solo pochi chilometri. Le strade sono strette, l’asfalto vecchio ma, dietro ogni curva, si scoprono panorami da lasciare senza fiato.

Guido attraverso un susseguirsi di meraviglie della natura, come il deserto di Tabernas, una delle regioni più aride d’Europa

Lascio Granada proseguendo verso Sevilla, alquanto caotica, raggiungendo poi il Portogallo. In questa prima parte di tragitto ho capito perché i grandi viaggiatori si dirigono tutti verso est. Tagikistan, Kazakhstan, Vietnam, Mongolia, Cina sono tappe relativamente facili se paragonate al Portogallo. Perché, dite? Se viaggi verso ovest dovrai sempre, tutti i giorni, percorrere gli ultimi 100, 200 chilometri con il sole che ti acceca e, quando scendi dalla moto, avrai gli occhi come due patate lesse e le pupille ridotte a piccole fessure!

Portogallo: la meraviglia

Con l’Algarve è amore a prima vista. Sono i primi di marzo, tutto è fiorito, fresco e soleggiato: proprio quello che stavo cercando. Mi fermo nella regione per una decina di giorni, ospite di un connazionale trovato tramite un programma di scambio lavoro. Prepariamo l’orto, piantiamo patate, facciamo lavori di carpenteria e, in cambio, mi offre vitto e alloggio. Questo mi permette di visitare, a moto scarica, l’estremità sud-occidentale d’Europa, fino al Cabo de São Vicente, attraverso spiagge di hippy e surfisti, e costiere da cartolina.

Non vorrei più ripartire, ma il richiamo per nuove strade e nuove avventure si fa sentire. Quindi, sono di nuovo in sella. Felice e gongolante, per la bellezza del paesaggio portoghese e la gentilezza delle curve, arrivo a Lisbona. La capitale si presenta subito come una gran bella città. La stanno tirando a lustro: lavori dappertutto, rifacimento di marciapiedi per i turisti e di facciate dei palazzi per gli obbiettivi delle macchine fotografiche. Tuttavia ho trovato il centro storico assai pericoloso da girare in moto per via del ciottolato scivoloso, dei binari dei tram che si incrociano ovunque, dell’asfalto sconnesso e dei continui saliscendi. Chi abita a Roma starà ora pensando che sono un pivello; non lo nego, ma a mia difesa posso dire che con calma vado dappertutto!

Da Lisbona mi sposto a Sintra: strade molto belle, ma non andateci durante il fine settimana come ho fatto io, poiché è invasa da orde di turisti che sembra si buttino in mezzo alla strada apposta per infastidire il prode motociclista di passaggio. Proseguendo verso nord raggiungo Coimbra, piccola cittadina adagiata lungo le sponde del fiume Mondego, dove si trova una delle più antiche università europee. Da Coimbra mi viene suggerito di percorrere la EN 17, chiamata anche la Estrada da Beira, un breve itinerario di 28 km che si snoda nell’entroterra collinare, presagio delle alture che si trovano nel Portogallo settentrionale.

Coimbra ospita una delle più antiche università europee

Continuando a salire verso nord, non può mancare una visita a Porto, dove consiglio di percorrere la magnifica strada lungo la vallata del fiume Douro.

Riparto per Braga e poi via verso il parco nazionale Peneda-Gerês per attraversare di nuovo la frontiera alla Portela do Homem. Il parco è incantevole e la strada si snoda tra boschi freschi che aumentano il piacere della guida, da non perdere per nessun motivo.

Spagna, ci si rivede al nord

Attraversato il confine mi ritrovo di nuovo in Spagna, nella regione della Galizia, dove ho l’impressione che tutte le strade valgano la pena di essere percorse. La Galizia è semplicemente meravigliosa ad aprile, mentre l’attraverso per raggiungere Santiago de Compostela. State attenti a guidare di notte perché non è raro incrociare qualche animale selvatico, anche i lupi, mentre di giorno alcune strade sono attraversate dai pellegrini in viaggio: quale dei due sia più pericoloso è una questione puramente soggettiva.

Santiago de Compostela rappresenta il giro di boa di questo viaggio, che è dedicato al gruppo Motociclisti Italiani in Olanda: il vostro capitano vi porterà sempre nel cuore! Mi fermo qui per qualche giorno, grazie al solito programma di scambio, e comincio a pensare quale rotta scegliere per tornare, pienamente cosciente che sarà solo una scusa per ripartire.

Il veganismo

Gran parte delle mie avventure vengono raccontate sulla mia pagina Facebook, nata mettendo assieme le due cose non vietate ai minori che so fare meglio: viaggiare e mangiare. Sono vegano perché sono contrario al trattamento che l’industria alimentare riserva agli animali negli allevamenti intensivi.

In nome del profitto economico gli animali vengono maltrattati e tenuti in vita, in condizioni miserevoli, fino alla morte. Ogni volta che acquistiamo un prodotto alimentare come carne, pesce o derivati, finanziamo un’industria fonte di dolore e crudeltà. Il veganismo è una filosofia di vita che si basa sul rifiuto della violenza e sull’antispecismo, movimento secondo cui ogni animale ha il diritto di essere rispettato. Una dieta a base vegetale non solo è possibile, ma pare faccia anche bene alla salute; sulla mia pagina, oltre a recensire ristoranti e pubblicare foto dei miei viaggi, cerco di rispondere alla fatidica domanda: cosa mangia un vegano in viaggio? La risposta nelle immagini a chiusura dell’articolo.