Un luogo ameno, un tendone, appassionati provenienti da ogni angolo dello stivale, tre intensi giorni di incontri e tanta voglia di stare insieme. Partito in sordina e giunto alla terza edizione, il Travellers Camp si conferma l’evento d’eccellenza per la cultura dei viaggi in motocicletta.

di Marco Maglietta


C’è un luogo, un minuscolo agglomerato di case in pietra sparse in una radura a mezza costa sull’Appennino Parmense, che custodisce qualcosa di prezioso. Qualcosa che non c’era e che, con la sua venuta, ha colmato un vuoto nel panorama motociclistico nostrano. Questo luogo, spartano ma accogliente, porta il nome di Granara. È stato riportato in vita da un gruppo di persone decise ad abbandonare la comfort zone urbana per votarsi a una vita salubre e gratificante, più dal punto di vista umano che da quello materiale. Sono scelte personali forse non condivise da tutti, ma non è questo il punto.

Qualcosa che ha colmato un vuoto nel panorama motociclistico nostrano

Il punto è che a Granara, ogni anno alla fine di maggio, succede qualcosa di interessante e coinvolgente. Accade infatti che qualcuno si sia inventato un meeting sulla cultura dei viaggi in motocicletta e abbia deciso di tenerlo qui, in una sperduta location agreste. Il panorama spazia dalla Val di Taro a Berceto, al vicino Passo della Cisa e alla prospiciente Toscana. Attraversato l’angusto ponte sul Taro, ci si inerpica tra curve sinuose e irti tornanti, fino a quando l’asfalto finisce e, per giungere alla meta, non resta che un misero chilometro sterrato.

La Rete è utile per conoscere e conoscersi, anche nel nostro mondo, ma la quasi totale prostrazione a essa ci ha probabilmente fatto dimenticare cos’è, realmente, la socialità: quella fisica per intenderci. Certo, in Rete si può dialogare con chi sta dall’altra parte del globo, ma quando persone tra loro vicine – per geografia e intenti – lasciano che sia solo uno schermo a relazionarle con il mondo, allora qualcosa non va, soprattutto se si è motociclisti e viaggiatori. Siamo stati, gradualmente e subdolamente, allontanati dall’interesse per il contatto fisico, per lo scambio a voce, tutto a favore della virtualità. Resta il fatto, incontrovertibile, che noi siamo esseri analogici.

Succede inoltre che vi sia, a livello nazionale, una prevaricante maggioranza di eventi con forte connotazione commerciale e, tendenzialmente, generalisti. Per veicolare e far crescere la cultura del viaggio in motocicletta occorreva che qualcuno si svegliasse, prendesse coraggio e decidesse di rompere questo assordante silenzio.

Il solco tracciato dal Travellers Camp è semplice, ma molto profondo. Non raduni monomarca o di genere, non eventi dove musica a volumi da inquinamento acustico e alcol e cibo la fanno da padroni, ma qualcosa di più semplice, lineare, congruo. Qualcosa che solletichi l’interesse, che parta dal basso con cognizione di causa, con la precisa volontà di creare e radicalizzare un network attivo di motociclisti votati alla strada, seguaci del wanderlust.

La convivialità e l’empatia si palesano naturalmente, a prescindere dal marchio che si ha sul serbatoio

La proficuità si genera con lo scambio orale di esperienze personali, perché ognuno contribuisce all’arricchimento collettivo. A contare non è la destinazione, o la distanza, ma l’intensità con cui un determinato viaggio viene vissuto. Ne consegue che il carnet di ospiti chiamati a raccontare le proprie gesta, a un pubblico attento e numeroso, comprenda vespisti che si sono spinti fino a Nordkapp, coppie in giro per il mondo, gruppi che attraversano l’Africa, eroi solitari sulle strade del Pamir o del Giappone. Così, senza fanfare né squilli di tromba, si avvicendano sul palco del tendone Rosario Sala, Marco Giurin, Marta Brambilla, Davide Virardi e Francesco Veneziani, Alessandra Reale e Antonio Femia, oltre a Daniele Donin.

Parole, immagini e suggestioni che sono cibo per la mente, linfa per i desideri, sprone verso la strada e istigazione al movimento. Il pubblico assorto pende dalle loro labbra, scandaglia gli sguardi degli oratori mentre sciorinano aneddoti e situazioni, riconoscendo sovente la stessa luce, il medesimo trasporto che li permea mentre condividono – e rivivono – qualcosa di importante, di unico. E fuori dal tendone? La convivialità e l’empatia si palesano naturalmente, gli spunti sono innumerevoli e di varia natura, perché ci si capisce al volo, ci si trova facilmente, a prescindere dal marchio che si ha sul serbatoio.

Ecco, questa è la vera essenza del Travellers Camp: la trasversalità. Trasversale è il termine che meglio identifica questo evento: è un porsi a livello paritetico nei confronti degli altri, anche se si è appena rientrati dal giro del mondo o ci si è spinti da soli in zone remote e semisconosciute. È un voler dimostrare che certe cose, certi disegni apparentemente troppo complessi, possono comunque prendere forma poiché volontà, determinazione e umiltà, contribuiscono in egual misura al compimento del tutto. È un voler tenere sempre a mente che, anche per i più navigati, i più audaci e i più noti, tutto è cominciato dallo stesso punto. E quel punto è un numero inferiore a uno.

Quindi, se amate viaggiare in moto e volete incontrare altri appassionati, segnatevi la data e non prendete impegni tra il 26 e il 28 maggio, perché sapete già cosa fare: mettetevi in strada e puntate le ruote verso l’Appennino Parmense. A pochi chilometri da Borgo Val di Taro e dall’Autostrada della Cisa, il Travellers Camp 2017 vi aspetta.