C’è chi, dopo quasi un quarto di secolo, riscopre la passione per la moto e, nonostante gli impegni familiari, riesce a riappropriarsi degli spazi vitali necessari a un motociclista. Il risultato: un contemplativo ondeggiare tra gole e montagne della dolce Francia.

di Leonardo Scudella


Dopo un lungo esilio volontario dal mondo delle due ruote, causa senso di responsabilità verso moglie e figli, nel 2009 decisi che era giunto il momento di tornare in sella. Avevo smesso quando le moto erano a carburatori, ora salgo su una a iniezione: una Yamaha XT 660 Z Ténéré. Dopo un iniziale, ma breve, momento di sconcerto, il rapporto con il mezzo meccanico diventa confidenziale. L’idea è quella di viaggiare, ma per andare dove? E in che condizioni, dopo 24 anni di pausa forzata? La priorità è quella di fare una verifica sul campo con qualche tour di rodaggio.

Avevo smesso quando le moto erano a carburatori, adesso mi appresto a entrare nell’era dell’iniezione

Da allora, mi muovo seguendo il “fiuto”. Mi ritrovo con una dozzina di giorni di ferie a disposizione e una meta da scegliere. Si fa strada l’idea di una rapida fuga nel sud della Spagna. Punto la moto verso l’Andalusia ma lungo la strada, dopo Cannes, un cartello attira la mia attenzione: “Visitate le gole del Verdon”. Senza rifletterci molto, la mia destinazione cambia all’istante, deviando verso quello che viene definito il canyon più profondo d’Europa.

Ci sono degli aspetti del viaggiare in Francia su cui ritengo utile soffermarsi. La viabilità: diverse sono le alternative alle noiose autostrade. Ci sono le statali, vere e proprie superstrade, le nazionali con limite a 90 km/h, e poi una miriade di strade e stradine semideserte, che consentono di mantenere un’andatura scorrevole e piacevole a chi, come me, ama velocità di crociera contemplative. Velocità che consentono di raggiungere una meta in tempi ragionevoli e di ammirare lo scenario all’interno del quale ci si sta muovendo.

Poi le sistemazioni: ogni città, paese, villaggio, frazione, anfratto di Francia offre campeggi attrezzati, privati e comunali. Per chi ama la vita all’aria aperta, la sosta per un viaggiatore, una moto e una tenda in un camping comunale costa mediamente 5 euro al giorno, servizi compresi. Se a questo si aggiunge che le spese per il cibo possono essere contenute, la vacanza all’insegna del “poca spesa tanta resa” è garantita.

La zona del Verdon

Sosto all’Auberge de la Tour di Aups, piccolo e pittoresco comune situato nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Dedico i tre giorni seguenti alla visita del Verdon e di località come Bauduen o Sainte-Croix-du-Verdon, affacciata su un costone di roccia a strapiombo sullo specchio d’acqua, oltre alle più note Castellane e Moustiers-Sainte-Marie. Come base logistica scelgo il camping municipale di Les Ruisses a Les Salles-sur-Verdon.

È innegabile: quando si fa qualcosa di piacevole, il tempo passa maledettamente in fretta

Quando si fa qualcosa di piacevole, il tempo passa in fretta. Dirigo così verso la regione del Doubs, nella Borgogna-Franca Contea. Invece, una foto malandrina vista su Facebook cambia, per l’ennesima volta, i miei piani. Nell’immagine si vede una moto su una strada che esce da un tunnel nella roccia a strapiombo lungo il fianco di una montagna; la didascalia dice: “Route du Vertige – Vercors”. Una rapida ricerca su Google e il parco regionale del Vercors, nel cuore delle Alpi francesi, diventa la prossima meta.

Gli strapiombi del Vercors

Scelgo Pont-en-Royans come base logistica per visitare la regione. Percorro strade secondarie poco trafficate, godendo così della vista di suggestivi scorci agresti e dei caratteristici villaggi della Francia medievale. Trovo però anche neve e freddo sulla strada che, in un susseguirsi di curve e tornanti, si inerpica fino al Col de Rousset, a quota 1.250 metri sul livello del mare. Supero il valico, scendendo rapidamente, e ritorno a percorrere le tipiche strade che attraversano le campagne quasi in linea retta.

Pont-en-Royans è noto come il villaggio delle case sospese; scoprirò il perché dopo averne visitato il centro storico, ammirando le tipiche abitazioni costruite a sbalzo sulle sponde del fiume.

Mi metto alla ricerca del campeggio comunale, che si trova all’ingresso dell’abitato. La ragazza che lo gestisce è una motociclista e parla benissimo l’italiano. Il camping dispone di due aree di sosta: una molto romantica, in riva al fiume Isère, e una più distante; consiglio vivamente quest’ultima che, anche se più lontana dal centro cittadino, garantisce notti tranquille senza dover ingaggiare furiosi combattimenti con le zanzare.

La strada delle vertigini

Per i tre giorni successivi girovago lungo le strade che salgono e scendono dai monti, riservandomi per il finale la visita a quella Route du Vertige che tanto mi aveva colpito.

Strade che si inerpicano, scavate lungo i fianchi delle montagne o dentro di esse

Il Verdon mi ha affascinato, ma il Vercors mi ha letteralmente lasciato senza parole: strade che si inerpicano, scavate lungo i fianchi delle montagne o dentro di esse, che si affacciano su strapiombi vertiginosi. È una nuova, inaspettata, gratifica per me. Ora posso dire di aver risvegliato pienamente una passione sopita, grazie a quell’incedere contemplativo che, ondeggiando, mi ha portato sulle invitanti strade della douce France.

Informazioni

Durata del viaggio: 9 giorni
Km percorsi: 2.200
Costo totale: 330 euro (vitto, alloggio, carburante)
La Route du Vertige è inclusa nel tratto della D22 che da Cognin-les-Gorges, passando per Malleval-en-Vercors, prosegue fino a Presles